Stasera quando sono tornata a casa dopo una giornata di lavoro piuttosto impegnativa e ho visto che sul mio router capriccioso la lucetta verde dell’ADSL era bella accesa ero così contenta che ho iniziato a scrivere su quasi tutte le bacheche dei miei amici di Facebook (e non so quanto ne siano stati contenti…) finché sulla bacheca di una nuova amica “facebookiana” ho visto questo… e non ho saputo resistere!
Siamo di nuovo in periodo di Avvento ed in onore del mio primissimo blog, quando ancora si chiamava “Only for Christmas” (poi mi sono appassionata e non l’ho più abbandonato) ecco qualche bella immagine natalizia!
Ho anche cambiato l’header e ho messo una foto del paesello in Toscana insolitamente innevato e per non farsi mancare nulla, anche la neve che scende (grazie a Manùùùùùùùùù)
Il 27 novembre 1995 è stata una grande giornata per me, mi sono laureata. E lo so che sono un po’ strana, ma io festeggio tutti gli anni, come se fosse un matrimonio. Mi compro qualcosa che mi piace, compro le paste e le mangio con gli amici, cose così…
qui sono nella sala lauree della Facoltà di Magistero, con il mio tailleurino di Max Mara, circondata dai parenti arrivati dalla Toscana e dagli amici più cari (che nella foto ho tagliato per motivi di privacy) che aspetto con aria leggermente preoccupata l’inizio della discussione.
Quel giorno era un lunedì ed il sabato successivo, mega-festa nel sottotetto (che ora è affittato, quindi non più utilizzabile) finalmente con un’espressione più felice e rilassata!
Questa mattina come al solito ho acceso il Mac mentre mi preparavo per andare al lavoro e quando tra un lavoretto e l’altro ho buttato un occhio mi sono subito accorta che il programma non scaricava la posta e che l’icona di Skype non era verde e vegeta ma desolatamente grigiastra. Al momento non ho fatto una piega: ho controllato se la linea telefonica era funzionante, ho riavviato il pc, ho scollegato e ricollegato il modem.
In effetti ha funzionato, perché la linea ADSL è ripartita: per circa 30 secondi. Alla fine, esasperata, ho spento tutto e mi sono incamminata pensierosa verso il lavoro. Per ottimizzare il tempo ho fatto una telefonatina al mio provider, per segnalare la criticità. Hanno preso i miei dati e a metà mattinata mi hanno richiamato.
L’operatore, con un accento toscano marcatissimo (la sede del provider è vicino ad Arezzo) mi ha detto che a lui il mio router risultava spento e che questo poteva essere dovuto a due motivi:
il router si era suicidato (ipotesi a cui io non credevo molto, perché l’unica lucetta spenta era quella della linea ADSL – tutte le altre erano verdi e brillanti).
c’era un loro problema sulla linea ADSL.
Quindi ha suggerito che – prima di procedere con la verifica del funzionamento dell’ADSL io provassi a sostituire il modem con un altro (ma come signora, lei ne ha solo uno in casa???) oppure che mi rivolgessi ad un non meglio precisato amico, che venisse a casa mia con il suo modem per capire meglio quale fosse il problema. Una volta individuato il punto, richiamare prego.
A questo punto PANICO! Ma se una non ce l’ha l’amico che viene a casa e ti risolve il problema con il router? Che fare? Per fortuna quando nel pomeriggio sono tornata a casa, tutto si era miracolosamente aggiustato. Il router è sempre lo stesso e dal call center mi confermano di non avere fatto nulla alla linea. Bene, per una volta una botta di fortuna!
Perché io senza Internet proprio non ci so stare: molti mi prendono in giro, qualcuno mi ha anche detto che gli/le faccio un po’ pena, ma a me non importa nulla. Io lo trovo utilissimo per il lavoro, per gli affari privati, per vedere che tempo farà il giorno dopo, per pagare le tasse senza scapicollarsi da una parte all’altra della città, per parlare su Skype con l’amico torinese che ora vive nel Delaware perché ha sposato una ragazza americana che 4 giorni fa gli ha dato un batuffolino di bimba.
e poi anche per divertirsi con questo blog e Facebook: perché stare senza?
Qualche giorno fa ho letto su un giornale la storia di Susan Boyle: in realtà era un nome che avevo già sentito un po’ di tempo fa, senza però farci troppa attenzione. Susan Boyle è una casalinga inglese di 47 anni, disoccupata fino a qualche mese fa, non particolamente attraente, grassa, malvestita. Il suo destino è cambiato lo scorso aprile, quando ha partecipato ad uno spettacolo per nuovi talenti Britain’s got talent.
Incuriosita, ho cercato su Youtube e ho trovato questo filmato:
La cosa che mi ha profondamente colpita è l’atteggiamento di scherno che tutto il pubblico, ma soprattutto i tre giudici dello show, hanno nei confronti della donna non appena sale sul palco prima che inizi a cantare: la prendono palesemente in giro, perché il suo aspetto fisico non è conforme a quello delle bamboline bionde siliconate e tutte uguali che questo tipo di società richiede. E’ bellissimo vedere la loro reazione dopo che Susan ha finito di cantare, bellissima la voce di Susan, bellissime le parole della canzone I dreamed a dreamtratta da “I miserabili”
I dreamed a dream in time gone by
When hope was high
And life worth living
I dreamed that love would never die
I dreamed that God would be forgiving
Then I was young and unafraid
And dreams were made and used and wasted
There was no ransom to be paid
No song unsung, no wine untasted
But the tigers come at night
With their voices soft as thunder
As they tear your hope apart
And they turn your dream to shame
He slept a summer by my side
He filled my days with endless wonder
He took my childhood in his stride
But he was gone when autumn came
And still I dream he’ll come to me
That we will live the years together
But there are dreams that cannot be
And there are storms we cannot weather
I had a dream my life would be
So different from this hell I’m living
So different now from what it seemed
Now life has killed the dream I dreamed
Stamani andando al lavoro, in corso Einaudi angolo corso Castelfidardo, immersa in pensieri di tipo lavorativo ed altri non ho visto questo:
il mio piede destro è rimasto incastrato nel bordo irregolare, lo scarponcino di pelle lucida nera si è rotto ed io sono finita lunga distesa sul marciapiede. La mia borsa è finita lontano ed io – che ammetto di essere un po’ paranoica in certi casi – ho subito avuto timore che qualcuno me la potesse afferrare e scappare a gambe levate. Invece due giovanissime fanciulle si sono girate (devo avere fatto un bel botto…BAM!) e mi hanno prontamente aiutato. La più giovane (sicuramente non aveva più di 15-16 anni) ha recuperato la borsa e me l’ha prontamente restituita mentre l’altra, di poco più grande (direi 18-19 al massimo) mi ha aiutato a rialzarmi, ha chiesto se fossi ancora tutta intera, mentre io verificavo lo stato delle ginocchia un po’ doloranti, mi ha dolcemente consolata accarezzandomi un braccio. Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla gentilezza e dal calore di queste fanciulle in fiore, che hanno dato una mano alla “vecchietta” in difficoltà. Un gran bel gesto, in un mondo che purtroppo a volte ne è avaro
“Ti aspetto e ogni giorno mi spengo poco per volta/e ho dimenticato il tuo volto./Mi chiedono se la mia disperazione sia pari alla tua assenza/no, è qualcosa di più:/è un gesto di morte fissa/che non ti so regalare”.
Stanotte con la festa di Halloween termina il mese di ottobre, che per me è stato lungo e pesante: un po’ di problemi familiari, un po’ di problemi di salute che ancora devono essere completamente chiariti (nel frattempo facciamo analisi ed esami vari). Stamani, durante un giro in centro mentre guardavo nella vetrina di un negozio un netbook (la mia grande passione per la tecnologia colpisce ancora!) ho incontrato un’amica ed ex collega del posto dove ho lavorato per tanti anni fino al dicembre 2008. Abbiamo preso un caffé insieme e chiacchierato a tutto andare. A parte il piacere di rivedere una persona che non vedevo da tempo, quando il discorso si è spostato sul mio vecchio lavoro, ho provato una leggera sensazione di disagio, quasi di malessere…. si può essere completamente dimenticati, cancellati pur dopo tanti, tantissimi anni di lavoro, fatto con grande interesse e passione?
In realtà non sto cercando una risposta, voglio solo mandare questa domanda nell’etere (come dice Meg Ryan in C’è post@ per te, una delle mie commedie preferite).
E come faccio sempre nei momenti in cui sono un po’ giu di morale, mi sono vestita e truccata accuratamente e dopo avere indossato i miei nuovi Rayban Wayfarer rosso fuoco, mi sono scattata una foto con l’IMac. Eccola qui: