Il dentista fotografo

27 febbraio 2012 alle 18:52 | Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

Giorni fa sono andata (di nuovo) dal dentista: il prossimo e si spera ultimo appuntamento di una lunghissima serie che ha messo a dura prova i miei nervi nonché il conto in banca sarà mercoledì 29 febbraio.

Come dicevano i nostri vecchi? “Anno bisesto, anno funesto”? Quasi quasi sto iniziando a crederci, e siamo solo a febbraio!

Il penultimo appuntamento tuttavia è stato particolare perchè il dentista non era quello che di solito mi cura ma il di lui figlio: più giovane di me – credo che non arrivi nemmeno ai 40 – con una caratteristica che tutte le volte che negli anni mi è toccato lui ho imparato a temere: non fa l’anestesia nemmeno sotto tortura. O meglio, solo in casi particolari, per operazioni complesse: ma per una “semplice carie” lui sostiene che l’anestesia non sia necessaria poichè  l’organismo in questo modo non viene inutilmente avvelenato.

Ora, io potrei anche essere d’accordo in teoria (in effetti io stessa prendo pochissime medicine e antidolorifici – in genere sopporto il dolore abbastanza stoicamente) ma quando si tratta del dentista – di cui  ho puro terrore – vorrei l’anestesia anche quando sono in sala d’aspetto!

Dato che con il giovanotto c’era poco da fare, mi sono rassegnata, sperando di non sentire troppo dolore anche se la mia preoccupazione è notevolmente aumentata quando il dottore ha detto la fatidica frase: “Accidenti, questa carie è davvero enorme! Ad una prima analisi sembrava molto più circoscritta ed invece è parecchio estesa” . Mai che mi succeda il contrario.

La parte più bella della seduta è stata quando il dottore ha annunciato che voleva farmi una foto ed è quindi sparito in un’altra stanza mentre io restavo con la giovanissima assistente a chiedermi che cosa stesse succedendo. Dopo due minuti è riapparso con una Canon professionale con un obiettivo da far invidia ai migliori paparazzi in circolazione: mi ha fatto qualche scatto prima del dente in ristrutturazione (con quel simpatico anellino in ferro che in genere il dentista ti affonda nella gengiva già martoriata in maniera più o meno delicata) e poi del dente completamente ricostruito. Le foto le ho viste sul pc della segretaria a fine tortura. In questo modo mi sono fatta un’idea del lavoro svolto, dato che ovviamente in genere il paziente non capisce nulla di quanto viene fatto.

Quando finalmente dopo 55 minuti mi sono alzata dalla poltrona e ho potuto parlare le prime prime parole sono state: “Dottore, non è che adesso queste foto le posta su Facebook?”

Sonnet VII

24 febbraio 2012 alle 17:57 | Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Is love a fancy, or a feeling? No.

It is immortal as immaculate Truth,

‘Tis not a blossom shed as soon as youth,

Drops from the stem of life–for it will grow,

In barren regions, where no waters flow,

Nor rays of promise cheats the pensive gloom.

A darkling fire, faint hovering o’er a tomb,

That but itself and darkness nought doth show,

It is my love’s being yet it cannot die,

Nor will it change, though all be changed beside;

Though fairest beauty be no longer fair,

Though vows be false, and faith itself deny,

Though sharp enjoyment be a suicide,

And hope a spectre in a ruin bare.

Hartley Coleridge (1796-1849)

 

Apperò…

23 febbraio 2012 alle 17:35 | Pubblicato in Uncategorized | 4 commenti

Ieri il mio articolo sui fantozziani problemi di linea ADSL ha totalizzato ben 77 visualizzazioni, che credo sia il mio massimo (ma con la memoria che mi ritrovo non lo potrei giurare…) da quando ho aperto questo blog, 3 anni fa

Non male, devo dire: sono soddisfatta!

Problemi di ADSL

22 febbraio 2012 alle 17:40 | Pubblicato in Uncategorized | 5 commenti

Ieri pomeriggio sono tornata a casa e come d’abitudine ho acceso il fedele Mac: dopo qualche minuto però ancora la posta non era stata scaricata. Rapida occhiata al router sulla mensola: le lucette verdi della linea ADSL erano spente.

Ci mancava solo questa, ho pensato. Meno male che comunque avevo il 3G dell’iPhone e potevo rispondere alla sfilza di mail che il mio capo all’estero aveva deciso di inviarmi proprio in quel preciso momento ma chiaramente con più difficoltà che dalla normale tastiera (dato che impiegavo un po’ a rispondere, ad un certo punto mi è anche arrivato un sms del tipo “leggi le e-mail!!!!!”)

Ogni tanto la lucetta accennava ad una ripresa, stava accesa 2-3 secondi e poi ripiombava nel buio più assoluto. Ma dopo 13 anni di Internet a casa e 8 di ADSL ormai sono abituata ad ogni tipo di emergenza e mi sono subito fatta la fatidica domanda: “Sarà un problema di linea del mio provider o sarà il mio router che ha deciso di abbandonarmi in questo modo così repentino?”. Poichè dopo 2 ore la situazione era immutata, ho telefonato alla sede del provider ad Arezzo e proprio mentre aspettavo il mio turno di parlare con l’operatore con la musichetta di sottofondo, BANG! il router si è illuminato di colpo come l’albero di Natale al Rockfeller Center e in quattro e quattr’otto mi è sono arrivate tutte le mail sospese.

Dopo due secondi mi ha risposto anche l’operatrice che ha giurato e spergiurato che non c’era stata nessuna interruzione di servizio da parte loro, ma io non ci credo molto dato che successivamente non ho più avuto nessun problema. In ogni caso, un paio di anni fa ho imparato anche a configurare il router per il collegamento ad Internet (sempre meglio sapere fare da soli certe cose, non vi pare?) quindi sono in una botte di ferro!

Stiamo a vedere i prossimi svluppi della faccenda…

L’arteriosclerosi avanza…

21 febbraio 2012 alle 23:11 | Pubblicato in Uncategorized | 6 commenti

Dopo avere visto tutte le puntate del Festival di Sanremo (mi piace sempre anche se ammetto che quest’anno ho versato parecchie lacrime ascoltando le canzoni di Arisa, Nina Zilli, Noemi e pure quella di Emma!) stasera prima di affidarmi alle braccia di Morfeo (sperando di avere un sonno tranquillo e sereno)  ho pensato bene di fare un giro sul blog per scrivere un post sulla canzone di Celentano “Ti penso e cambia il mondo” perché trovo che la melodia e le parole siano bellissime.

Ma ho già scritto la stessa identica cosa in data 04/12/2011 e poi mi sono completamente dimenticata di averlo fatto! L’ho scoperto solo un minuto fa per caso, dando una veloce occhiata alla cronologia dei post: aiuto! Ma che sta succedendo alla mia memoria? Mi sa tanto che ho l’hard disk pieno e non c’è più posto per nuove informazioni…

 

La borsa ritrovata

17 febbraio 2012 alle 22:23 | Pubblicato in Uncategorized | 5 commenti

Tempo fa ho scritto un post sulla misteriosa scomparsa della mia Longchamp pliage rossa:

Ebbene, la borsa è sempre stata laddove l’avevo lasciata: attaccata alla sedia della mia camera da letto a Lucca. Che poi è il posto dove io da anni metto le mie borse quando sono in Toscana, dato che negli armadi e nei cassetti non c’è molto spazio libero. E dire che avevo anche controllato..

E’ possibile guardare senza vedere?

Vero!

17 febbraio 2012 alle 18:04 | Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

Solo chi ti vuole bene veramente comprende tre cose di te:

il dolore dietro il sorriso

l’amore dietro la tua rabbia

le ragioni dietro il tuo silenzio

Grazie Didda!

Quanto mi piace questa foto!

15 febbraio 2012 alle 20:13 | Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

Gli animali sono davvero una benedizione del Signore…

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I will always love you

12 febbraio 2012 alle 17:15 | Pubblicato in Uncategorized | 4 commenti

Avevo 15 anni quando vidi per la prima volta questo video di Whitney Houston -  credo a Deejay Television, ma dopo tanti anni non ne sono poi così sicura.

“How will I know if he really loves me?” Bella domanda, Whitney….

Adoravo la sua voce meravigliosa, il suo fisico perfetto, e quei video così allegri e colorati, così tanto anni Ottanta (anche I wanna dance with somebody era da sballo).  Qualche anno dopo, giovane 21enne piena di belle speranze, mi ero entusiasmata per  “The Bodyguard” e quella canzone cmmovente, per quanto il film (anch’esso nella mia nutrita collezione di dvd) non possa certo essere considerato un capolavoro.

Oggi anche lei ci ha lasciati prematuramente “orfani” della sua arte : ricordo che quando morì Micheal Jackson un amico mi telefonò il giorno successivo dicendomi che quando aveva appreso della morte mi aveva pensata (allegria!) perché riteneva che lui fosse stato l’idolo della mia adolescenza. In realtà no, lo sono stati molto di più Whitney e i Duran Duran (di Simon Le Bon a 14 anni ero anche cotta).

Nel dibattito che si è subito scatenato sui social network in seguito a questa morte (della quale nel momento in cui scrivo non si conoscono ancora le cause precise) molti – anche amici miei – hanno tirato fuori la solita frase, un po’ trita e ritrita devo dire, che chi  fa abuso di alcool, di sostanze stupefacenti o chi fa sport pericolosi sa a che cosa va incontro ed è quindi responsabile del proprio destino.  Mah, sarà anche vero, ma forse perché non ho più 15 anni non mi sento di essere così categorica.  Chi può dire come le persone reagiscano ai dolori privati, che siano la fine di un matrimonio, la perdita di un amore, la paura del tempo che passa, la paura di perdere la bellezza e la voce. Forse sarebbe meglio non giudicare e piangere in silenzio.

Addio Whitney, le tue canzoni suoneranno sempre nel mio iPhone, we will always love you…

Ombre dal passato

11 febbraio 2012 alle 18:59 | Pubblicato in Uncategorized | 8 commenti

Ieri sera ho fatto un piccolo esperimento: ho noleggiato un film horror su iTunes. Il mio rapporto con i film horror è sempre stato il seguente: mi piacciono, mi affascinano ma allo stesso tempo mi fanno paura. Anni fa ho amato molto The Ring, mentre “L’esorcismo di Emily Rose” mi ha terrorizzata a tal punto che l’ho visto solo una volta, anche se ho il dvd nella mia ricca collezione (giusto, Ross? ;-) )

Ieri ho scelto il titolo con cura, poi ho letto la trama, ho guardato il trailer e ho quindi premuto il tastino “noleggia”. Carino, no? Certo questo non è un film che valga la pena comprare ma il poeterlo visionare liberamente per 48 ore mi è piaciuto parecchio. Anche il film mi è piaciuto: inquietante quanto basta, senza la carneficina e i fiumi di sangue che accompagnano talvolta questo genere di film.

Il film inizia con un matrimonio: la sposa, raggiante e bellissima, e lo sposo, affascinante fotografo professionista, stanno per tagliare la torta nuziale tra gli applausi degli amici prima di imbarcarsi per Tokyo dove lui deve a breve iniziare un prestigioso lavoro.  Una volta nel paese del Sol Levante, Jane e Ben si ritagliano un paio di giorni in un romantico cottage prima di iniziare la loro nuova vita.  Tuttavia, sulla strada per il cottage, accade un fatto terribile e inspiegabile (altrimenti, che horror sarebbe???). La scena è molto bella: la moglie guida di notte in un paesaggio innevato mentre il marito sonnecchia (e quindi non può vedere nulla di quello che sta per succedere) quando improvvisamente una ragazza appare sulla strada. La guidatrice tenta una frenata di emergenza, urla, prende in pieno la disgraziata, la trascina sotto le ruote dell’auto per un po’, poi la macchina esce di strada e va a sbattere contro un albero. Prima di svenire, Jane riesce a dare una veloce occhiata nello specchietto retrovisore, giusto in tempo per vedere la ragazza che si rialza dall’asfalto come se nulla fosse.

Quando Jane e Ben rinvengono, si accorgono con grande stupore che in giro della misteriosa ragazza non c’è nessuna traccia: né il cadavere né tracce di sangue.  Si recano dunque al cottage, dove ovviamente la loro serenità coniugale è turbata dal ricordo di questo fatto tragico, e poi vanno a Tokyo dove Ben inizia a lavorare e Jane fa la turista andando in giro a visitare la città. Anche questa parte mi è piaciuta tanto, soprattutto il contrasto tra i giapponesi – tutti rigorosamente con i capelli neri e lisci – e la giovane americana, bionda con gli occhi azzurri, l’unica tra tutti i protagonisti del film.

Man mano che i minuti passano, si scopre che Ben ha già lavorato qualche anno prima a Tokyo e che la ragazza bruna e diafana che Jane vede ormai dappertutto non è per lui una sconosciuta: è infatti un’interprete che lavorava con lui e con la quale aveva avuto una storia. Ben si giustifica con la moglie dicendo che la ragazza era “un’isterica squilibrata”, che lui non era innamorato di lei e che quindi quanto di male le può essere successo  (è chiaro a questo punto che la poveretta è morta e certo non nell’incidente stradale) non è stata colpa sua.

Ovviamente c’è un fenomenale coplo di scena alla fine del film: ma non lo voglio svelare qui, in caso a qualcuno di voi fosse venuta voglia di scoprirlo da solo…

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